Amore per se stessi o Egoismo?

Amore per se stessi o Egoismo?

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Ama il prossimo tuo come te stesso” (Marco: 12,31)

Amore per se stessi o egoismo? Quante volte ci siamo trovati davanti a questa dicotomia? Dato che il compito che si prefigge “L’Albero Bianco” è il risveglio della nostra consapevolezza, ci siamo mai chiesti se  l’egoismo corrisponde all’ amore per se stessi? 

Nella mia vita sono incorso in persone che parlavano anche di “sano egoismo”; questa definizione mi ha sempre fatto storcere il naso: come fa una cosa negativa come l’egoismo a essere contemporaneamente “sana”? Questa espressione era riferita a una persona alla quale, dopo una delusione d’amore, si consigliava un periodo di cura per se stessa piuttosto che di dedizione a un partner che si era rivelato ingrato.

Eppure tutto questo non mi ha mai convinto: da qualche parte c’è una bella confusione.

E’ giusto amarsi? O si è egoisti?

La società attuale, ben evoluta sotto il profilo tecnologico, non ha mosso un passo avanti rispetto a questi concetti. Tuttora è ben salda una cultura miope, colpevolista e giudicante, tendente a schiacciare l’individuo fin da piccolo, che non ha fatto altro che identificare l’egoismo con l’amore per se stessi.

Quando una società è priva di amore, compassione, di accoglienza è perché i singoli individui che la compongono non sanno amare, neppure a partire da se stessi”.

G. Ciappina, 2007.

Nell’ambito delle relazioni di coppia,  amare è una azione comunemente intesa verso un esterno: “se devo amare un altro, a che serve amare me stesso?”. Ma a me viene da rispondere con altre domande: “ come fai ad amare un altro se non sai amare te stesso?  Come fai a dare qualcosa a qualcuno se non sai cosa dare o se non la possiedi?”. Nella migliore delle ipotesi quello che potremmo fornire è solo una pallida parvenza di quello che si potrebbe definire Amore: come possiamo dire a nostro figlio “devi mangiare sano!” mentre noi pranziamo con l’hamburger di Mcdonald’s bene in vista? Rischiamo di dire qualcosa da una parte mentre dall’altra stiamo comunicando, col nostro comportamento, che in realtà non è importante quello che diciamo a parole.

La nostra è una società che produce tipi particolari di individui di cui ha bisogno e il tipo di individuo di cui ha necessità è quello sottomesso, senza troppi grilli per la testa, uniformato e “spalmato”. E’ giusto che al bambino si insegnino i confini sociali e il rispetto per gli altri – Winnicott stesso parlava di “frustrazioni ottimali”- ma poi si finisce per eccedere nell’altro senso: una scuola che impone il conformismo, una cultura che fa dell’adesione alle mode il segno distintivo di appartenenza a un gruppo o a una classe sociale, l’aspro giudizio di genitori/parenti/amici/insegnanti/datori di lavoro che ci giudicano una “brava persona” o un “bravo cittadino” se non creiamo problemi, se accettiamo gli obblighi imposti dallo Stato e se, sostanzialmente, non fiatiamo in senso opposto alla corrente.

amore per se stessi
Non si può amare gli altri autenticamente se non si sa amare se stessi.

Tutto sembra fatto per conformare l’individuo a qualcosa di esterno senza mai insegnarli, veramente, a scendere in profondità dentro lui stesso.

Tutto l’individuo viene quindi sacrificato sull’ altare del conformismo, anche il suo amore per se stesso; se amarsi significa fare qualcosa che va contro la convenzione sociale, allora scatta il giudizio sociale nei nostri confronti e il conseguente probabile isolamento. Ecco dunque che l’individuo rinuncia, inconsapevolmente, ad amarsi pur di non perdere l’appoggio dell’ambiente circostante (della famiglia di origine prima e del mondo esterno poi).

Egoismo è pretendere che un altro viva la propria vita come noi riteniamo opportuno, non è vivere la nostra vita come noi riteniamo opportuno.

A. De Mello, 1990.

In un siffatto stato di cose, non meraviglia certo se, in età adulta, l’individuo non sappia fare una distinzione tra egoismo e amore per se stessi. Questo semplicemente perché, come abbiamo detto, qualsiasi cosa utile per l’individuo che vada contro la convenzione sociale viene bollato come egoismo e quindi giudicato male. In parole povere “vuoi perseguire questa strada per il tuo bene? Ma sei un egoista! Pensa agli altri!”.

Ecco che la società ha, in conclusione, prodotto un adulto che non sa amarsi profondamente. Ancora, in pieno consumismo, amarsi e prendersi cura di se stessi viene visto solo nell’ottica delle cose che ti concedi: una bella vacanza, una bella auto, una bella casa, delle cene, delle uscite con gli amici etc. etc.; quindi tutto è concentrato su quello che la persona può permettersi di avere e non di essere.

Inoltre, in una società dove siamo circondati da doveri, prendersi cura della propria vita viene visto spesso, appunto, come egoismo: si pensi a un figlio che sente il desiderio di andarsene di casa per acquisire una sua indipendenza ma che non viene lasciato libero dalla madre. Il senso di colpa viene fin troppo spesso usato affinché la persona sopprima la sua naturale inclinazione ad amarsi. Questo creerebbe infatti un individuo libero, sul quale il sistema-cultura non può più aver presa. Ecco quindi che si instilla nell’individuo il dover amare piuttosto che l’amarsi, pena il rischio di essere bollati come narcisisti ed egoisti.

Niente di più falso: l’Amore maturo, quello vero, è illimitato, non è misurato. “Ama il prossimo tuo come te stesso” è il comandamento di Cristo: come posso amare pienamente l’altro se io stesso non mi amo? Che qualità di amore potrei mai dare? Sarei un bell’ipocrita.

Immolarsi per gli altri trascurando del tutto i nostri bisogni può pericolosamente portare anche a risentimenti nei confronti del prossimo. E’ un po’ come dire: “io penso sempre agli altri ma a me chi ci pensa?”. E’ questo il termometro che può dirci se quello che stiamo adottando è amore vero e se ci stiamo contemporaneamente amando. L’amore per se stessi lo esercitiamo quando ascoltiamo i nostri bisogni, quando teniamo presente il nostro progetto esistenziale, quando accettiamo i nostri limiti e impariamo dai nostri difetti, quando non ci giudichiamo duramente, quando ci concediamo una seconda opportunità fino a crescere nella nostra vera identità, nel nostro vero Sé.

Ma allora cos’è l’egoismo?

Una persona egoista non si ama troppo: in realtà non si ama affatto. L’egoismo non ha niente a che vedere con l’amore ma tutt’al più con l’avidità e come tutte le forme di avidità è insaziabile (Fromm, 1941). La persona egoista non ne ha mai abbastanza e non è mai soddisfatta, sempre minacciata dalla paura di non avere mai a sufficienza.

L’egoista non sa cosa vuol dire amare un altro perché profondamente non ama nessuno, neanche se stesso quindi non prova empatia per gli altri.

Una volta una signora che aveva problemi di coppia mi disse, riferendosi al marito “vorrei che lui mi amasse, l’amore è sacrificio!”. Io le risposi: “vorresti che lui ti amasse anche a costo della sua felicità?”. La risposta, farcita di varie giustificazioni, fu affermativa. A questa signora non importava se il marito la amasse a costo della sua felicità, basta che l’amasse. Praticamente l’uno avrebbe amato l’altro a costo della propria felicità. Quella situazione avrebbe quindi prodotto due persone infelici che però (apparentemente) si amavano!  Questo è egoismo : “non mi importa nulla dell’altro basta che ottengo quello che voglio”.

Una persona che si fosse amata avrebbe capito che non era giusto costringere l’altro ad amarla perché avrebbe saputo bene che l’amore nasce dalla libertà, dalla tolleranza, dal donarsi e dal riprendersi.  Questa signora non lo sapeva perché probabilmente non si era mai amata.

Buona vita a tutti.

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Albero_Bianco

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