Il ruolo del papà dalla gravidanza ai primi anni del bambino.

Il ruolo del papà dalla gravidanza ai primi anni del bambino.

Qual è il ruolo del papà all’interno della famiglia durante la delicata fase della gravidanza? E nei primi mesi del bambino? E nei primi anni?

Ogni volta che si prendono in considerazione i primi anni del/della bambino/bambina, si concentra l’attenzione in modo praticamente esclusivo sulla figura della mamma e questo per ovvie ragioni: la diade mamma-bambino è qualcosa di unico che getta le basi della futura personalità del bambino.

La famosa teoria dell’attaccamento di Bowlby, il paradigma dello Still Face di Tronick, tutta la gravidanza, gli studi sulle cosiddette “isole di coerenza” di Stern e il susseguirsi delle fasi di rottura e riparazione della sintonia tra mamma e bambino: tutto è basato sulla figura che è più vicino al neonato ossia la mamma. 

Ma allora,  che ruolo ha il papà?  E’ giusto metterlo da parte? E non c’è il pericolo che si possa sentire ignorato? Può entrare segretamente in competizione col bambino per l’amore della mamma/moglie? 

gravidanza
Qual è il ruolo del papà durante i primi anni del bambino?

A complicare la situazione, interviene la teoria di Freud con le fasi pre-edipica ed edipica, dove il papà è visto come un rivale del bambino rappresentante la minaccia di castrazione nei confronti del figlio. Anche in questo caso, il papà sembra non assumere una connotazione molto positiva a un primo e superficiale sguardo.

Vediamo di fare un po’ di ordine in tutto questo in modo da ridare il giusto valore alla figura del papà.

Il ruolo del papà durante la fase pre-edipica (dopo la gravidanza).

Nella fase della gestazione e fino alla fase pre-edipica (1-2 anni), mamma e bambino sono una cosa sola, sono in simbiosi; il bambino non ha bisogno di possedere la mamma perché è tutt’uno con la mamma. E’ come se uno di voi volesse possedere un proprio arto o il proprio cuore! Non essendoci separazione tra mamma e bambino, non c’è un “io” e un “tu”: l’identità del bambino, come essere a se stante, deve ancora formarsi del tutto.

In questa fase, qual è il ruolo del genitore maschile? E’ innegabile che la sua figura rimane più a latere rispetto a quella della mamma, ma non per questo è meno importante. 

Il papà  contribuisce a proteggere la diade mamma-bambino  creando una “bolla” di sicurezza e accoglienza attorno a questa fusione. Egli la difende da minacce esterne, ne assicura il soddisfacimento dei bisogni, contribuisce a mantenere sano, caloroso e tranquillo l’ambiente in cui questa diade si trova a svilupparsi, permettendo a mamma e bambino di viversi reciprocamente senza traumi che possano provenire dall’esterno. 

Nella fase pre-edipica, il papà contribuisce alla sicurezza della diade mamma-bambino.

Come ci si potrebbe concentrare nel difficile compito di prendersi cura di un esserino inerme se ci si sentisse continuamente minacciati dall’esterno? 

Mamma e papà dunque agiscono all’unisono basandosi su una strategia alla stregua di quelle militari: l’una agisce sull’obiettivo (crescere il bambino permettendogli di individuarsi), l’altro permette che questa azione si svolga senza interferenze (per quanto possibile ovviamente!). 

É dunque importante che alla base della relazione genitoriale (marito/moglie o compagno/compagna che sia), ci sia un dialogo costante tra i partners. Non si abbia paura dunque di portare alla consapevolezza i timori dell’uno di essere escluso dal nucleo familiare (il papà) e il senso di colpa della mamma che sente di doversi dedicare maggiormente al figlio piuttosto che al consorte.

Tenerezze, attenzioni, coccole e rassicurazioni possono realizzarsi tra i partners anche durante questa fase, anche se non in forma esclusiva come prima. É questa una fase delicata dove la coppia è chiamata a mettere in campo la propria creatività onde potersi allargare e includere il nuovo arrivato. 

Importanza della natura della relazione della coppia genitoriale.

É qui che assume particolare importanza -e viene messa alla prova- la motivazione alla base del legame della coppia genitoriale e la conseguente identità personale dei due partner. 

Che vuol dire? 

Uno scenario potrebbe essere il seguente: se il papà ha scelto la propria compagna basandosi su un rapporto simbiotico proiettando su di lei la figura della propria madre, il rischio che il nuovo arrivato possa essere vissuto come un rivale, può essere alto, soprattutto durante la fase edipica. Perché il bambino può essere visto come un rivale? Questo scenario viene illustrato meglio nel paragrafo successivo.

La natura dell’unione della coppia è predittiva del successo della coppia genitoriale.

Ancora, se le modalità relazionali del papà si basano sulla competizione del potere (“potere su”) piuttosto che sulla collaborazione (“potere di…, potere con…”), aumentano le probabilità di scontri all’interno del nucleo familiare (tematica di cui abbiamo ampiamente discusso nei due articoli/video di cui ripropongo i link: https://www.alberobianco.it/la-comunicazione-non-violenta-cnv-nella-relazione-genitore-figli/ , https://www.alberobianco.it/come-ascoltare-i-bambini-che-non-sanno-ancora-parlare/ ).   

 La soluzione è quella di porsi in un’ottica collaborativa e donativa : chiedere al nostro compagno/a lo spazio di cui abbiamo bisogno e donarlo a nostra volta. Attenzione! Una richiesta non è una pretesa. A tal proposito, il papà, conscio dell’importanza della diade mamma-bambino e della sua temporaneità, può donarsi e donare il proprio spazio per amore nei confronti della compagna e del figlio, stando certo che questo amore tornerà a lui sotto forma di gratitudine e di benessere della famiglia.   

Il ruolo del papà durante la fase edipica.

Arriva poi (siamo tra i 3-5 anni) la fase edipica, forse la più delicata per un/a bambino/a dove si andrebbero a consolidare le peculiarità della personalità di un individuo, sempre rimanendo nell’ambito della teoria freudiana. 

É importante fare una premessa:  la fase edipica ha carattere temporaneo , una volta risolta, si chiude. É tuttavia di fondamentale importanza che si possa chiudere nel migliore dei modi altrimenti la sua rimozione o non conclusione, può portare a nevrosi/psicosi che bambino manifesterà da grande.

La fase edipica vale sia per il maschietto che per la femminuccia: l’oggetto del possesso per l’uno e per l’altra è il sempre il genitore ma ovviamente del sesso opposto.

Tuttavia, per semplificare, vediamo il ruolo del papà durante questa fase per quanto riguarda un maschietto. 

Nella fase edipica, il bambino, che si sente ormai separato dalla mamma, tenta di possederla. Ovviamente non si tratta di una possessione sessuale come si potrebbe pensare in prima istanza: la sessualità di un bambino è fatta di abbracci, di coccole, di tenerezze e di attenzioni. Il bambino vuole tutta la mamma per sé, ne ha bisogno; ad esempio corre nel lettone e si mette tra mamma e papà abbracciando solo la mamma e allontanando il papà. 

A questo punto, come reagirebbe un papà? Possiamo ipotizzare che si possa sentire escluso, svilito nel suo ruolo, impedito nella libertà di amare anche fisicamente la propria compagna. Questa frustrazione potrebbe prendere le forme di una polemica o una rabbia nei confronti della consorte oppure addirittura come aggressività verso il figlio. 

Durante la fase edipica, c’è il rischio che il papà possa sentirsi messo da parte.

La cosa peggiore è che il papà possa agire del tutto inconsapevolmente queste reazioni.

Particolare importanza assume poi il senso di colpa che è dietro l’angolo per tutti i componenti della famiglia, papà, figlio e mamma. Perchè? Perchè l’agire una aggressività verso delle figure così prossime, anche se inconscia, può produrre un senso di colpa, alimentato anche dal Super Io del papà, della mamma e anche del figlio. (per approfondimenti sulla differenza tra senso di colpa e colpa reale, vedere l’articolo/video https://www.alberobianco.it/senso-di-colpa-e-colpa-reale/ )

Come si può sentire, profondamente, un papà che agisce una aggressività nei confronti del figlio? O della moglie? E come può sentirsi una moglie/compagna che, dedicandosi completamente al figlio, sente di stare trascurando suo marito/compagno? Tralasciando il senso di colpa del figlio (questo ci porterebbe troppo lontano nel discorso), consideriamo in particolare la posizione della mamma nel prossimo paragrafo.

Ruolo della mamma: mamma o moglie/compagna?

Anche la mamma può trovarsi in conflitto tra i due ruoli che si trova a ricoprire: quello di mamma e quello di moglie/compagna. Quanto dedicarsi all’uno e all’altro? E’ giusto dividersi e dividere l’amore frazionandolo tra il figlio e il marito/compagno? Alla fine di questi pensieri,come già accennato, può esserci in agguato il senso di colpa: se ci si concentra sul marito si rischia di trascurare il bambino e questo non è bene, ma è giusto invece trascurare il marito? 

Come si può uscire da questo impasse?

La soluzione della fase edipica viene dal donarsi con amore.

Una situazione come quella del bimbo che va a mettersi nel lettone tra mamma e papà, è tipica della fase edipica freudiana. 

Secondo Freud, la fase edipica si risolve tramite la minaccia della castrazione del figlio da parte del padre. Il figlio dunque, non potendo competere col padre, rinuncia al possesso della mamma che viene finalmente lasciata libera di dedicarsi al padre. 

Un bisogno dell’individuo (quello di possedere la mamma da parte del bambino), viene dunque “risolto” con la rinuncia in seguito alla minaccia da parte del più forte (il padre che contribuisce al complesso di castrazione). 

Secondo la visione umanistica-esistenziale[1] invece,  non è possibile risolvere in modo efficiente un bisogno con una rinuncia basata sulla paura. . La rinuncia infatti, farebbe rimane legati a quel desiderio in modo tale che l’individuo si troverà, inconsapevolmente, a cercare di soddisfarlo in età adulta. E come? Magari proiettando su una donna, che magari sarà la sua compagna/moglie, la figura della madre. E questo sarà la base della disfunzionalità di molti rapporti di coppia futuri. 

A. Mercurio, suggerisce che la  soluzione ideale della fase edipica è quella del dono basato sull’amore per l’altro [2]. In questo caso, chi è “l’altro”? La diade mamma-bambino: il papà, avendo consapevolezza di tutta questa dinamica appena descritta e sapendo che in realtà è naturale e solo transitoria, non si sente messo da parte e/o sfruttato, ma fa dono della propria moglie/compagna al figlio; lascia cioè che il bambino possegga la propria mamma nella misura che lui stesso (il bambino) riterrà più opportuno. 

La soluzione dei conflitti è basata sul dono reciproco.

Ecco dunque che il dono per amore, scioglie come neve al sole i sentimenti di svalutazione, rabbia, isolamento, sfruttamento, indifferenza, rabbia, aggressività, competizione e agiti di vendetta più o meno sommessi. 

 Anche la mamma ha il suo compito , certamente. É auspicabile che sia consapevole della dinamica edipica in modo da non sentirsi in colpa nei confronti del marito/compagno nel momento in cui si dona amorevolmente al proprio figlio. 

Ribadiamo, che è fondamentale, per realizzare questo rapporto dialettico del donarsi e del riprendersi, che la coppia genitoriale sia fondata su una modalità del “potere di…potere con…” e sull’amore incondizionato” e non sul “potere su…”, come abbiamo indicato qualche riga sopra.

Una volta che il bambino sia riuscito a conquistare e a vivere il possesso della propria mamma,  la fase edipica si risolve naturalmente e il bambino “restituisce” la mamma al papà. Egli può così continuare nello sviluppo della sua vita, conservando dentro se l’esempio di una relazione familiare basata sul dono piuttosto che sulla rinuncia. Come dire, si gettano le basi per una vita che, con più probabilità, si fonderà più sulla modalità dell’essere piuttosto che sull’avere[3].

Possibili impedimenti alla soluzione ideale della fase edipica.

Un impedimento a una soluzione efficace della fase edipica, è rappresentata dal tipo di unione che unisce i partners della coppia genitoriale: se essi stessi sono invischiati in un rapporto simbiotico basato sul possesso reciproco e sulla proiezione delle loro figure genitoriali sull’uno  e sull’altro, non meraviglia che potrebbero sorgere dei conflitti durante la destabilizzazione che porta la fase edipica.

Riprendiamo l’esempio di dinamica di coppia piuttosto comune che abbiamo anticipato poche righe sopra: se l’uomo ha scelto la donna principalmente perché ci ha proiettato sopra la propria madre da possedere (perché a suo tempo non ha potuto risolvere in modo efficiente la propria fase edipica), quando suo figlio si troverà a possedere sua madre, cosa potrà mai nascere di buono tra due figure (il padre e il bambino) che competono per possedere la stessa donna?

Ecco perché è fondamentale che la coppia, prima di avviarsi a una sana genitorialità, assuma consapevolezza della propria unione in modo da risolvere le proprie ombre in modo da poter donare un ambiente familiare flessibile, donativo, accogliente e amoroso al nascituro.

Il papà dopo la fase edipica.

Dopo la fase edipica, il bambino può rivolgersi ancora più di prima all’esplorazione del mondo esterno, libero dal bisogno del possesso della mamma che ha pienamente soddisfatto. Inoltre, la modalità di donare e donarsi con amore del papà e della mamma, gli ha assicurato una relazione non competitiva col genitore portatore del principio maschile. 

Dopo la fase edipica, il papà può presentare il mondo al bambino.

Questo permette al bambino di affidarsi serenamente e con sicurezza a lui il quale, a questo punto, assume sempre più il compito di presentare il mondo a suo figlio.   

Note:

[1]: Antonio Mercurio, Amore e persona, Costellazione di Arianna, 1993, pagg. 204 e seguenti.

[2]: ibidem.

[3]:  Erich Fromm, Avere o essere?, 2010, Mondadori.

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